Assistenza sessuale ai disabili, in cosa consiste

Fare sesso, per molti di noi, rappresenta un atto naturale, semplice e, talvolta, quasi scontato. Per alcune persone, però, rappresenta, invece, un atto impraticabile, un sogno che resta nel cassetto, una strada impercorribile a causa della propria disabilità fisica che non permette loro di giacere con una donna o con un uomo come farebbe qualunque essere umano in possesso delle piene capacità fisiche.

Coloro che sono affetti da disabilità totalmente invalidanti, certamente il porno online, i video hot  o le foto sexy presenti in rete, nei vari siti xxx, non bastano a placare la propria voglia di carnalità. In vari paesi, ci sono delle leggi che regolano l’assistenza sessuale che, in Italia, resta ancora un tema ancora tutto da affrontare, affinché anche i diversamente abili possano godere dei piaceri della carne.

La figura del lovegiver, infatti, è inesistente nel Bel Paese: in altri paesi, come la Svizzera, invece, tale assistente è già presente e aiuta tutti quei soggetti che, per via di disabilità fisica o psichica, non hanno la possibilità di mettere in pratica la propria sessualità, nonostante i propri deficit fisici, motori e cognitivi. L’assistente sessuale, dunque, deve essere una figura formata, altamente specializzata che si differenzia dalla prostituta, perché il suo scopo è quello di conferire autonomia alla persona, in modo da conferirle la dignità psico-sociale e fisica che la sua condizione non gli permette di esercitare.

In attesa che si sviluppi la figura professionale dell’assistente sessuale – sia per uomini che per donne con disabilità – in Italia è nato loveability.it realizzato da Max Ulivieri, un uomo di 45 anni anni che è affetto da atrofizzazione degli arti e che da tempo si batte affinché la figura dell’assistente sessuale trovi riscontro reale nella nostra società. In questo sito, infatti, ha fatto confluire tutte le storie di persone escluse dai piaceri del corpo, trascritte, poi, nell’omonimo libro.

LoveAbility. L’assistenza sessuale per le persone con disabilità

Gli utenti possono avvalersi dell’aiuto e del consulto di psicologi, sessuologi ed educatori che credono fermamente nell’importanza del lovegirver, quale professionista che sia in grado di guidare il disabile nel percorso di scoperta e sperimentazione della propria sessualità.

Come racconta Max Ulivieri, portavoce del primo comitato italiano per una legge sull’assistenza sessuale, in un’intervista a Il Fatto Quotidiano, “Ad oggi, per le persone con disabilità esistono vari tipi di sostegno: c’è la fisioterapia, c’è un aiuto per chi ha difficoltà a gestire la quotidianità, come vestirsi o fare la doccia, e ci sono persino forme di assistenza come la cromoterapia o l’ippoterapia. Si è concepito un aiuto per ogni tipo di necessità, ma non per quella sessuale. Come se il disabile non sentisse il bisogno di toccarsi, di ricevere piacere, come se non fosse idoneo a certe esigenze. Ma non è così, e chi ha limiti psichici o fisici tali per cui non può provvedere da sé a questi bisogni deve essere assistito”.

Ulivieri continua il suo discorso, affermando che “Per capire l’importanza di questa figura professionale, bisogna immaginare cosa possa significare il non potersi toccare perché magari le proprie mani non si muovono come dovrebbero, o il non potere avere momenti di intimità per via della propria disabilità. Il proprio corpo, quando non si è autosufficienti, in certi casi è considerato come un peso, e l’intimità è la prima cosa che si perde con la disabilità. In una situazione del genere, quanto a lungo si può sopportare la mancanza di attività sessuale? E quanto influisce questo a livello psicologico? Non è certo una novità che il sesso contribuisca alla felicità di un individuo”.

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